FONDAZIONE ARPA A SUPPORTO DELLA “CASA SAN DANIELITO” IN PERÙ

Nuovo progetto di cooperazione umanitaria per la Onlus pisana

Pisa, dicembre 2021. La Fondazione Arpa a supporto della “Casa San Danielito”. La Onlus ha scelto di attivare nell’anno 2021 un nuovo progetto di cooperazione umanitaria, finanziando la bella realtà che ormai da molti anni consente di accogliere bambini diversamente abili a San Luis, sulla Sierra Andina, nell’ambito dell’Operazione Mato Grosso (il movimento fondato dal P. Ugo De Censi nel 1967).

Casa San Danielito è una casa di accoglienza  che da anni apre le sue porte a piccoli ospiti affetti da forme di disabilità anche gravi. Il contributo di Arpa – avrà l’obiettivo di  sostenere la cruciale attività di formazione del personale e l’assistenza dei bambini coinvolti quotidianamente in molteplici attività.

Una nuova missione di cooperazione umanitariacommenta il Presidente di Arpa, Prof. Luca Morelli – che nasce dalla commozione per le storie di questi bambini e ragazzi e dallo spirito della Fondazione da sempre orientato verso l’aiuto dei più deboli. Poter fare la nostra parte a sostegno di questi piccoli svantaggiati è importante due volte: in primis perché ci consente di supportare concretamente il personale sanitario ed i bambini ospiti della casa; in secondo luogo, perché manda il messaggio chiaro che non ci sono pazienti di serie B, ovunque si trovino nel mondo e qualsiasi sia la loro età. Da parte di tutta la Fondazione  un forte grazie a chi da anni si prodiga in questo senso, per tutto quello che stanno facendo. Un sincero ringraziamento va anche ai nostri sostenitori, perché è soprattutto per merito del loro appoggio se possiamo provare a fare la differenza in contesti come questo”.

Un progetto, quello di Casa San Danielito, che vede un’origine lontana. “Nel 1997 – racconta Daniele Grassini, che per questa iniziativa ha speso lunghi anni della sua vita insieme alla moglie Nicoletta – il parroco Daniele Badiali si trova a San Luis, sulla catena andina peruviana. Un giorno incrocia un bambino – il piccolo Eloy, di 9 anni – diversamente abile e abbandonato a sé stesso: decide quindi di iniziare ad assisterlo personalmente. Qualche mese dopo, purtroppo, padre Daniele viene ucciso da dei banditi e il bambino rischia di rimanere solo. Noi abbiamo deciso di proseguire la missione iniziata dal parroco: Eloy oggi ha trentaquattro anni e sta bene”.

Un’eredità spirituale e fisica, dunque, che si traduce nel progetto Casa San Danielito, un nome che intende essere un omaggio al prete per il quale è in corso una causa di beatificazione. La prima casa costruita a San Luis accoglie una manciata di ragazzi diversamente abili, ma la notizia corre veloce ed in breve tempo la comunità si allarga. “Nel 2005 io e mia moglie – commenta Grassini, che ha un importante background come operatore sanitario – decidiamo di andare a dare una mano da quelle parti, per un periodo di 6 mesi. Sul posto però ci rendiamo subito conto che c’è bisogno di un aiuto maggiore e il fondatore dell’Operazione Mato Grosso ci chiede se ce la sentiamo di costruire un’ulteriore casa per accogliere i pazienti maschi, lasciando le femmine in quella già esistente”.

Daniele e Nicoletta accettano, si licenziano dal lavoro in Italia e in un anno e mezzo costruiscono il nuovo rifugio, con l’aiuto della comunità locale. Oggi ci sono 33 ospiti (21 ragazzi e 12 ragazze), assistiti da altrettanti operatori formati nel corso degli anni.

La coppia dopo molto tempo (15 anni) ha lasciato il testimone ad altri collaboratori, ma continua a seguire quotidianamente le attività dall’Italia. Oggi ci sono due famiglie responsabili della casa: nell’abitazione delle ragazze ecco Diana e Noe’ (da Treviso) con i due figli Matteo e Daniele; nella casa dei maschi invece l’assistenza spetta a Stefano e Cecilia (da Verona), sul posto insieme alle loro tre bambine (Letizia, Maddalena e Irene)

I giovani ospiti vengono puntualmente coinvolti in laboratori di ceramica, disegno e decorazione, imparano a fare il pane ed a coltivare un orto su un terreno di ettari che produce tutto quello di cui c’è bisogno, sanno come badare agli animali e alla serra e hanno sviluppato competenze informatiche impensabili fino a qualche anno fa.

“Non è facile – argomenta ancora Daniele – capire quando una persona con disabilità ha fatto davvero dei progressi, ma con l’esperienza ci si può riuscire. I nostri operatori sono tutte persone del posto, accuratamente formate, stipendiate e assicurate. Oggi sostenere economicamente il loro lavoro, perché è giusto che vivano di quello che fanno, significa garantire un futuro anche a tutti questi ragazzi e ragazze”.

Le case San Danielito accolgono anche ospiti affetti da forme di disabilità grave, ma il personale è sempre più qualificato per rispondere ad ogni tipo di esigenza. “Siamo molto riconoscenti nei confronti di Arpa – conclude Daniele Grassini – perché sappiamo come si prendano a cuore situazioni di difficoltà in molti settori. Ricordo con piacere anche come due ragazzi peruviani cresciuti nelle nostre missioni abbiano potuto studiare e diventare Medici in passato grazie a borse di studio messe a disposizione dalla Fondazione: per noi questo appoggio è davvero un segno della provvidenza”.