DR. STREBEN ROBOT OPERA DA CAMERA PER SOPRANO, TENORE, BARITONO, ROBOT ED ENSEMBLE

Comitato Scientifico Organizzativo: Franco Moretti, Marialina Marcucci, Giorgio Del Ghingaro, Arti Ahluwalia, Marcello Lippi, Diego Sánchez Haase, Gergely Kesselyak, Pericle Salvini, Franco Mosca.
Concept e Sinossi
Teoria degli Affetti o Teoria degli Effetti?
Nell’età di transizione fra Rinascimento e Barocco nacque la “Teoria degli affetti”, un nuovo modo di concepire il rapporto tra musica e poesia: la musica venne vista come strumento d’intensificazione di passioni, sentimenti e degli effetti prodotti sull’animo umano.
Può la musica animare un robot? Può dargli un’anima?
Titolo dell’opera
Il verbo tedesco “streben” significa “cercare/aspirare a qualcosa” nell’ansia di non riuscire mai ad ottenere un risultato soddisfacente.
Il Dr. Richard Streben (il personaggio principale dell’opera) aspira all’amore “altro” tra lui e il suo robot, ed è pronto a tutto per raggiungere il suo scopo.
L’opera
Dr. Streben si ispira ai grandi esempi del passato: il mito di Pigmalione, raccontato nel X libro de “Le Metamorfosi” di Ovidio; il “De rerum natura” del noto medico e alchimista Philippus Theophrastus Von Hohenheim, detto Paracelso; il “Faust” di Johann Wolfgang von Goethe; la “Terza notte di Valpurga” di Karl Kraus, con la sua tagliente ironia; raccoglie l’eredità di uno dei maggiori librettisti italiani, Arrigo Boito, con particolare riferimento al componimento “Dualismo”, dalla raccolta “Il libro dei versi”.
Concept
Pigmalione, (dal greco “Pygmalion”) significa “nano”. Il Pigmalione di Ovidio è uno scultore che modella una statua femminile nuda e d’avorio, di cui si innamora perdutamente, considerandola il proprio ideale femminile (Galatea). In occasione delle feste in onore di Afrodite, recatosi al tempio della dea, la prega di concedergli in sposa la scultura, rendendola una creatura umana: la dea acconsente. Pigmalione vede così la statua lentamente animarsi, respirare e aprire gli occhi.
L’“homunculus” (dal latino, “piccolo uomo”) è una leggendaria forma di vita creata attraverso l’alchimia. La prima testimonianza nella letteratura alchemica risale al 1537, anno di pubblicazione del “De rerum natura” dell’alchimista Paracelso.
Sia il Pigmalione che l’homunculus hanno in comune il fatto che la persona in questione è un piccolo uomo, un nano. Se ne deduce che anche Pigmalione potrebbe essere stato un homunculus, un nano.
Il Dr. Richard Streben è un’evoluzione diretta, un discendente di un homunculus (di Pigmalione): più precisamente dell’homunculus che l’allievo di Faust, Wagner, produce nel suo laboratorio, e col quale poi si mette in viaggio verso la Notte classica di Valpurga.
A differenza del suo antenato, il Dr. Richard Streben non crede a divinità o a formule magiche. Crede, però, nell’alchimia della robotica. La robotica, se innestata nel corpo umano, può avere un’anima e, come l’homunculus del Faust, provare ad assurgere a nuova vita, nell’unità del Tutto. Ma è questa un’opera diabolica? Il Dr. Richard Streben direbbe, parafrasando Karl Kraus: “Su Mefistofele non mi viene in mente niente”.
L’opera è il “Test di Turing” di Richard Streben, che si evolve tra il robot, il pubblico e il Dr. Streben. Questo avviene coinvolgendo in prima persona il pubblico attraverso la tecnologia.
Sinossi
Il Dr. Streben, con l’aiuto del suo assistente, lavora costantemente nel suo laboratorio al suo robot, Umy, con l’intento di trasformarlo in una ginoide (un androide donna). Lentamente il mito di Pigmalione diventa realtà e il Dr. Streben si ammala di agalmatofilia, innamorandosi del “suo” robot. A differenza di Pigmalione, il Dr. Streben, nonostante proietti l’immagine mentale di Galatea su Umy sa, da uomo di scienza, che non può trasformarla in essere umano. Decide quindi che sarà lui a trasformarsi in un cyborg, innestandosi un esoscheletro per collegarsi al computer. Solo così vedrà Umy.
Un drone, che fin dall’inizio era fermo sul palco, si attiva e inquadra, nel finale, le due mani, quella umana e quella robotica: queste si stanno unendo, proprio come nel Giudizio Universale di Michelangelo.
Personaggi:
• Galatea, Soprano
• Filippo, assistente, Baritono
• Dr. Richard Streben, Tenore
• Umy, Robot
 
 
Concept e musica: Girolamo Deraco
Libretto: Vincenzo Reale
 
Dr. Streben (Tenore): Marco Mustaro
Karl (Baritono): Lorenzo Martinuzzi
Galatea (Soprano): Maria Elena Romanazzi
Umy (Robot): Face (Lorenzo Cominelli, Roberto Garofalo)
Drone: Paolo Mirabelli
 
Etymos Ensemble
Violino/Violino Elettrico: Francesco Carmignani
Clarinetto/Clarinetto Basso: Emanuele Gaggini
Trombone/Flauto a coulisse: David Whitwell
Contrabbasso: Fabio Fabellini
Percussioni: Diego Desole
Sound Designer: Alberto Gatti, Lorenzo Ballerini, Eduardo Caballero
 
Direttore: Diego Sánchez Haase
Maestro al pianoforte: Massimo Salotti
Video scenografie: Lorenzo Vignando
Regia: Cataldo Russo
 
In collaborazione con
Fondazione Festival Pucciano, Torre del Lago Puccini
Centro di Ricerca “E. Piaggio”, Università di Pisa
Cluster – Associazione di compositori, Lucca
 
Con il supporto di
Fondazione Banca del Monte di Lucca, Banca Versilia Lunigiana e Garfagnana (BVLG), Teatro del Giglio, Club Unesco Lucca, Ambasciata Messicana, Città di Viareggio, Kedrion, Fondazione Italia – Giappone, Antica Norcineria, Congreso de la Naciòn – Centro Cultural de la Republica CABILDO