La Nazione Viareggio – “Immunologia, le nuove frontiere”

QUANDO da piccolo a Viareggio mi chiedevano cosa avrei voluto fare da grande rispondevo: o il Papa o lo scienziato». Lo dice con la schiettezza e la genuinità della sua città di mare l’oncologo, immunologo e chirurgo Luca Vannucci che, non solo ha realizzato il sogno dell’infanzia, ma che è anche riuscito laddove uno «straniero» non era ancora mai arrivato. Vannucci, 62 anni, viareggino ma pisano d’adozione fin dai tempi dell’Università e della specializzazione coi pionieri della chirurgia Mario Selli e Franco Mosca, è stato nominato presidente della Società Immunologica Ceca, una
LA NOMINA
E’ presidente della Società Ceca, una delle più importanti istituzioni internazionali delle principali istituzioni di ricerca internazionali.
Come è arrivato a Praga?
«Alla fine del ’94 Miroslav Pospíšil, amico e collaboratore del Professore Emerito dell’Università di Pisa Mario Campa, è arrivato a Cisanello per presentare i suoi nuovi progetti di ricerca immunologica. Pospíšil dimostrò subito interesse per il mio approccio e mi invitò ad applicarlo a Praga in una ricerca di immunoterapia per tumori in sviluppo. Il professor Mosca capì che si trattava di un’occasione e mi autorizzò ad affiancarlo a Praga, dove mi sono proprio trasferito nel ’99».
La ragione di questa scelta?
«Un progetto enorme che richiedeva la mia presenza fissa all’Istituto di Microbiologia dell’Accademia delle Scienze. Ho portato il mio modello al Dipartimento di Immunologia fondato dal padre della moderna immunologia ceco-slovacca, il professor Jan Sterzl. Una scommessa, una scelta fatta perché credevo fortemente nell’immunologia come terapia del futuro».
Avrebbe mai pensato di arrivare a dirigere il laboratorio?
«Negli anni sono cambiate molte cose. Nel ’99 sono arrivato a Praga come visiting professor, ho studiatoperildottoratoinImmunologia, nel 2005 ero ricercatore senior dell’Istituto, fino ad arrivare al 2009 quando sono stato nominato direttore, carica che tuttora ricopro».
Cosa tratta il laboratorio?
«E’ formato al 50% da dottorandi che seguo personalmente e che da anni ricevono premi finanziati dalla Fondazione Arpa in memoria di Pospíšil e Campa. Studiamo come si sviluppano le strutture del tessuto tumorale sotto l’attività dell’infiammazione e delle reazioni immunitarie che lo coinvolgono. La nostra ricerca mira a comprendere come modificare l’andamento di un tumore nel suo microambiente per bloccarlo o controllarlo usando anche nanotecnologie o mezzi fisici quali l’ipertermia con microonde o i campi elettromagnetici».
E’ un approccio originale?
«Al momento è unico in Europa: guai fare passi indietro».

IL PERSONAGGIO: ALLIEVO DEL PROFESSOR MOSCA
Una carriera fra Pisa, Boston e Praga – «DOPO la laurea a Pisa – racconta Luca Vannucci – mi sono specializzato in chirurgia generale con Mario Selli e Franco Mosca, due luminari della chirurgia italiana che mi hanno permesso di “toccare con mano” i tumori dal punto vista chirurgico e medico: le intuizioni giuste sono nate proprio qui. Poi ho vinto una borsa di studio che mi ha portato a Chicago dove ho seguito un corso di carcinogenesi sperimentale col Premio Nobel Charles Brenton Huggins e lavorato con Fabrizio Michelassi, chirurgo di fama mondiale di scuola pisana. Quando sono tornato a Pisa abbiamo creato col professor Mosca il primo laboratorio di chirurgia oncologica sperimentale, con un nuovo approccio per studiare i tumori dell’intestino. Avevo ben in mente la strada da seguire».

L’istituzione
Vannucci è sia direttore che presidente della Società Immunologica Ceca, il primo straniero alla guida del prestigioso istituto. Lo scienziato è arrivato a Praga nel 1999, dopo una lunga esperienza maturata fra Pisa e Boston, scalando gli incarichi interni

L’équipe
Il laboratorio è formato per metà da dottoranti che lo stesso Vannucci segue personalmente. I premi sono finanziati dalla Fondazione Arpa, costituita in memoria dei professori cechi Pospíšil e Campa, pionieri dell’immunologia in campo oncologico

La ricerca
I ricercatori studiano come si sviluppano le strutture del tessuto tumorale sotto l’attività dell’infiammazione e delle reazioni immunitarie che lo coinvolgono. Al momento è l’unico approccio del genere in Europa. «Guai a fare passi indietro», ammonisce Vannucci

Lo scopo
La ricerca in atto mira a comprendere come modificare l’andamento di un tumore nel suo microambiente, per bloccarlo o controllarlo usando pure nanotecnologie o mezzi fisici, quali l’ipertermia con microonde o i campi elettromagnetici