“Edicole della memoria” di Cesare Borsacchi

Scavare nella memoria profonda e ricca di immagini di un artista giramondo: è il proposito che si pone Edicole della memoria, la personale di Cesare Borsacchi – curata da Nicola Miceli – inaugurata oggi (12 febbraio) alle Officine Garibaldi di Pisa.

Così, dalla stretta collaborazione con Fondazione Arpa – presente il suo Presidente, il professor Franco Mosca – ecco una mostra aperta fino al 28 febbraio e che, già da oggi, ha attirato una folla di curiosi.

Edicole della Memoria è il titolo sotto il quale sono state raccolte queste opere, che constano di una serie di pittosculture e dipinti. Un nome che, da un lato, intende richiamare alla loro forma totemica: “è come – spiega il curatore – se fossero partecipi di una sorta di circolo magico, occupando un’area quasi sacrale. Le Edicole, del resto, fanno riaffiorare al presente oggetti, forme e strutture che sono legate alla memoria dell’artista”.

 

 

Nella sua lunga carriera, Borsacchi ha avuto infatti modo di caricare notevolmente il suo bagaglio di esperienze: ha conosciuto una molteplicità di civiltà, culture ed etnie, ognuna delle quali ha depositato in lui una forte memoria tradotta in presenze simboliche.

 

“La mostra – ricorda Borsacchi – si concentra sul periodo che ho trascorso in America Latina e sulla grande influenza che ho ricevuto dalle culture precolombiane. Si tratta di immagini forti che sono rimaste dentro di me: quando la nostalgia per quei luoghi mi assale, prendo pennello e martello ed inizio a ricordare così”.

 

 

 

 

 

C’è poi una memoria del tempo – e, quindi, della vita nel tempo – che è consegnata alla forma di un uovo, da cui scaturisce la vita, ma che si trova racchiusa anche in presenze vegetali e animali che rimandano al legame profondo con la nostra storia biologica, prima ancora che con la nostra storia civile.

 

 

È quindi – quello che intende passare la mostra al visitatore – un messaggio potente rispetto alla condizione di precarietà in cui viviamo a causa “dell’eccessiva invadenza della fabbrica umana” rispetto all’ambiente, che determina mutazioni consistenti, minacciando la biodiversità.

Una mostra da visitare per tutti questi motivi, certo, ma anche per la capacità di proporre in chiave originale e del tutto insolita contenuti che impongono una riflessione estremamente attuale.

L’artista, peraltro, ha deciso di consegnare alla memoria collettiva la sua opera, facendone interamente dono alla Fondazione Arpa, che avrà cura di trovarle una collocazione pubblica anche dopo la chiusura dell’esposizione.

 

 

 

“Sarà nostro dovere – ha commentato il professor Mosca in chiusura – fare in modo che a Pisa rimanga un ricordo indelebile di tutto questo lavoro. La Fondazione Arpa troverà una sede adeguata per accogliere in modo permanente queste opere. Conosco Borsacchi da tanti anni e sono sempre stato colpito dalla sua semplicità ed umanità: è sempre stato vicino alle nostre iniziative, con la sua arte. Sono un ammiratore, un sostenitore e, prima ancora, un grande amico dell’artista”.

La mostra, ad ingresso libero, resterà aperta al pubblico alle Officine Garibaldi fino al 28 febbraio 2019.